Per la prima volta nella storia della professione, disponiamo di una stima globale, sistematica e confrontabile della forza lavoro dedicata alla salute visiva. Lo studio pubblicato su AJO International nel 2026 rappresenta un punto di riferimento imprescindibile: non solo per i policy-maker, ma per ogni optometrista che voglia capire il proprio ruolo in un contesto più ampio.
I dati sono chiari, e in parte sorprendenti.
I numeri: optometristi e oftalmologi a confronto
A livello globale, nel 2023 risultano attivi circa 275.551 oftalmologi e 306.711 optometristi, con i secondi che superano numericamente i primi per la prima volta in una rilevazione di questa portata.
I dati sono stati raccolti tramite survey dirette, integrati da fonti accademiche, associazioni nazionali e ministeri della salute, con copertura disponibile per oftalmologi in 156 paesi e per optometristi in 166 paesi.
La densità media globale di optometristi si attesta a 39 per milione di abitanti, ma questo valore medio maschera una variazione straordinaria: in Danimarca si contano 623 optometristi per milione di persone, mentre in sette nazioni dell’Africa subsahariana il rapporto scende a meno di uno per milione. Venti paesi nel mondo non dispongono di alcun optometrista; sette nazioni insulari del Pacifico non hanno nemmeno un oftalmologo.
Concentrazione geografica: la metà della professione in sette paesi
Uno dei dati più significativi riguarda la distribuzione geografica. Sette paesi (Stati Uniti, India, Germania, Regno Unito, Spagna, Giappone e Cina) ospitano il 50% dell’intera forza lavoro optometrica mondiale. Sul fronte oftalmologico, la metà degli specialisti mondiali si concentra in sei paesi: Cina, India, Stati Uniti, Brasile, Russia e Giappone.
Questa polarizzazione non è neutrale: significa che miliardi di persone vivono in contesti dove l’accesso alle cure visive è strutturalmente deficitario, indipendentemente dall’incidenza di patologie come il glaucoma, la retinopatia diabetica o la miopia non corretta.
Il peso del deficit: cosa significa in termini clinici
Il contesto epidemiologico è quello che rende questi numeri urgenti. Nel 2020, dato citato dallo studio, si stimavano 33,6 milioni di persone cieche e circa 206 milioni con ipovisione moderata o grave nel mondo, nella grande maggioranza dei casi prevenibili o trattabili con un adeguato accesso alle cure. L’assenza di optometristi in aree ad alta prevalenza di ametropia non corretta non è un problema accademico: si traduce in bambini che non imparano a leggere, adulti che non possono lavorare, anziani che perdono autonomia.
Lo standard VISION 2020 raccomandava un rapporto di almeno 100 optometristi per milione di abitanti. Studi precedenti (WCO Survey 2022-2023, su 39 paesi) avevano già mostrato che meno della metà dei paesi censiti raggiungeva questo obiettivo, con un optometrista ogni 23.200 abitanti come media globale.
Il contesto europeo e la riflessione per l’optometria italiana e svizzera
In Europa la situazione è eterogenea. Il Regno Unito conta 295 optometristi per milione di abitanti, un dato che riflette un sistema consolidato di primary eye care in cui l’optometria ha un ruolo clinico riconosciuto e remunerato dal sistema sanitario nazionale. La Danimarca guida la classifica europea con 623 per milione.
Per chi esercita in Italia o in Svizzera, questi numeri invitano a una riflessione strutturale: la professione optometrica nei paesi latini si trova ancora in una fase di transizione normativa e di riconoscimento clinico. La mancanza di dati Italia-specifici disaggregati nello studio (o la loro inclusione aggregata in stime regionali) è essa stessa un segnale: laddove la professione è meno riconosciuta istituzionalmente, i dati faticano a emergere.
Implicazioni pratiche per il professionista
Cosa significa tutto questo per chi lavora quotidianamente in studio o in contesto chirurgico-refrattivo?
Innanzitutto, una legittimazione basata sui numeri: laddove gli optometristi sono numericamente presenti e istituzionalmente riconosciuti, la domanda di servizi di qualità aumenta — non diminuisce. I paesi con la più alta densità optometrica non sono quelli dove la professione è marginalizzata, ma quelli dove è integrata nel sistema sanitario con competenze definite, tariffe riconosciute e formazione universitaria strutturata.
In secondo luogo, questo studio offre argomenti concreti per il dibattito professionale e politico: l’espansione del workforce optometrico è una delle leve identificate dai ricercatori per ridurre il burden globale della disabilità visiva.
Non si tratta di espandere la professione per autoreferenzialità corporativa, ma perché i dati epidemiologici lo richiedono.
Conclusione
Lo studio di Foreman et al. (2026) è il primo a offrire una fotografia davvero globale della forza lavoro oculistica. I dati confermano ciò che molti di noi percepiscono sul campo: la domanda di cure visive è strutturalmente superiore all’offerta, e la distribuzione delle risorse umane è profondamente iniqua.
Per l’optometrista clinico, questi numeri non sono astratti, sono lo sfondo entro cui si colloca ogni scelta di carriera, ogni dibattito sulla formazione e ogni rivendicazione di spazio professionale.
In un momento in cui la professione optometrica in molti paesi europei sta ridefinendo il proprio perimetro di competenza, avere dati globali a supporto non è un lusso: è uno strumento di advocacy.
Riferimento: Foreman J. et al., “The Global Eye Care Workforce: 2023 Estimates Across Ophthalmologists, Optometrists, and Allied Personnel”, AJO International, 2026. Open access, Creative Commons license. https://doi.org/10.1016/j.ajoint.2026.100260