Test Bicromatico nella refrazione: Quando usarlo e quando NON usarlo?

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Test Bicromatico nella refrazione: Quando usarlo e quando NON usarlo?

Il test duochrome (o bicrometico rosso-verde) è una tecnica soggettiva usata per rifinire la componente sferica della refrazione, sfruttando l’aberrazione cromatica longitudinale dell’occhio.

In questo articolo riassumeremo il principio, la procedura clinica, le evidenze su efficacia e ripetibilità, le fonti di errore, le alternative pratiche e i gruppi di pazienti per i quali il test è sconsigliato o meno affidabile, con riferimenti a letteratura peer-review e risorse autorevoli.

Principio fisico e razionale clinico:

Il duochrome si basa sul fatto che lunghezze d’onda diverse vengono rifratte in modo leggermente diverso in funzione della lunghezza d’onda della luce incidente: la luce verde (lunghezza d’onda più corta) si focalizza generalmente più davanti alla retina rispetto alla luce rossa (lunghezza d’onda più lunga).

Durante l’esame della refrazione, quando la sfera è corretta otticamente, il paziente dovrebbe percepire uguale nitidezza sui due campi (neutralità). Se il lato verde appare più nitido si aggiunge +0,25 D (spostare il fuoco in avanti); se il lato rosso appare più nitido si aggiunge −0,25 D. Questo metodo mira a centrare la lunghezza d’onda del “giallo” (lunghezza d’onda intermedia) sulla retina, ottenendo il massimo potere visivo soggettivo d’emmetropizzazione.

Procedura clinica (pratica comune):

  1. Finita la fase di test  monoculare, con il paziente a distanza standard (6 m) o equivalenti ottici, che raggiunge la Massima acuità con il valore ottico piu’ positivo MPMAV (massimo positivo per massima acutezza visiva).

  2. Presentare il test con lettere nere su sfondo rosso e verde (generalmente una riga sotto la MPMAV). Chiedere quale lato le lettere si presentano piu’ ”nere o nitide” e ”marcate”.

  3. Regolare la sfera in incrementi di ±0,25 D fino ad ottenere neutralità o l’endpoint desiderato; il test può essere eseguito sia prima sia dopo la correzione cilindrica (vedi dibattito sotto). Se il lato verde appare più nitido si aggiunge +0,25 D (spostare il fuoco indietro); se il lato rosso appare più nitido si aggiunge −0,25 D. Questo metodo mira a centrare la lunghezza d’onda del “giallo” (lunghezza d’onda intermedia) sulla retina, ottenendo il massimo potere visivo soggettivo d’emmetropizzazione.

Efficacia: che cosa dicono gli studi?

  • Il duochrome è un metodo consolidato e raccomandato nei manuali e nella pratica clinica come controllo della sfera finale.

  • Validità rispetto alla correzione cilindrica: Gantz et al. (PLOS One) hanno mostrato che il test rimane valido sia prima sia dopo la correzione del cilindro: la risposta red/green non cambia in modo sostanziale quando la componente cilindrica è presente, supportando l’uso del duochrome anche in fasi diverse della refrazione.

  • Confronti con curve di defocus: Studi più recenti che hanno misurato le ”defocus curves” con stimoli rossi, verdi e bianchi mostrano che le posizioni focali teoriche derivate dalle curve concordano ragionevolmente con i risultati del ”duochrome”, ma con variazioni legate all’età (la LCA cambia con l’età) e alla qualità ottica della cornea/lente. Questo suggerisce buona plausibilità fisico-clinica ma anche variabilità intersoggettiva.

  • Studi sulla popolazione e condizioni ambientali: Lavori clinici e indagini multicentriche (inclusi studi su gruppi di età differenti e condizioni di illuminazione) hanno generalmente trovato che il duochrome è affidabile per confermare la sfera nella maggior parte dei pazienti collaborativi; tuttavia alcune condizioni (ridotta acuità visiva, cataratta, pazienti non collaborativi, elevato difetto visivo) riducono l’accuratezza del risultato.

Ripetibilità e precisione — quali errori aspettarsi?

  • Dimensione dell’errore: il test opera in step molto piccoli (tipicamente 0,25–0,50 D come intervallo clinico interpretato), quindi la variabilità soggettiva del paziente (risposte inconsistenti) e fattori ambientali possono portare a fluttuazioni di qualche decimo di diottria.

  • Studi che comparano metodi soggettivi e tecniche automatizzate riportano che la ripetibilità del duochrome è buona ma inferiore a metodi obiettivi ripetibili in condizioni controllate; tuttavia la rilevanza clinica (in termini di acuità finale) è spesso minima.

  • Fonti principali di errore: Accomodazione non ottimamente controllata (soprattutto nei giovani non in cicloplegia), luminosità/illuminazione non standardizzata, dimensione della pupilla, presenza di aberrazioni oculari elevate, opacità (cataratta) e scarsa acuità retinica che impedisce la discriminazione dei dettagli e dei piccoli contrasti tra le due aree. 

Limiti e controindicazioni pratiche:

  • Acuità visiva ridotta: Molte linee guida e fonti cliniche sconsigliano l’uso se l’acuità monoculare è peggiore di circa 3-4/10, perché la differenza “percepita” fra rosso e verde diventa troppo piccola da discriminare affidabilmente. 

  • Cataratta o Opacità : Le aberrazioni indotte possono alterare la percezione; in pazienti con opacità si ottengono risposte meno affidabili.

  • Pazienti con fusione instabile/strabismo/amblyopia: In casi di soppressione o scarsa fusione i risultati binoculari e talvolta monoculari possono essere incoerenti; Anche in ambliopia lieve la discriminazione fine può essere limitata.

  • Difetti di colore? Paradossalmente, il test si basa su LCA (non sulla capacità di riconoscere il colore), quindi anche pazienti con alcuni tipi di discromatopsia possono rispondere, ma la cooperazione e la comprensione del compito restano essenziali; alcuni manuali però avvertono cautela.

    Riferimenti:

    Gantz L, Schrader S, Ruben R, Zivotofsky AZ. Can the Red-Green Duochrome Test Be Used Prior to Correcting the Refractive Cylinder Component? PLOS ONE. 2015. PLOS

    1. Colligon-Bradley P. Red-green duochrome test. Journal of Ophthalmic Nursing and Technology. 1992 (PubMed summary). PubMed

    2. Chukwuyem EC. Subjective Refraction Technique: Duochrome Test. StatPearls/NCBI Bookshelf. 2025. PubMed

    3. Rolandi R et al. Red and green defocus curves and duochrome test in different age groups. Journal of Optometry. 2024. PubMed+1

    4. Mazhar Z, Manzoor R, Kanwal S, Iqbal G. Reliability of Duo Chrome Test in Different Age Groups. Pak J Ophthalmol. 2021. pjo.org.pk

    5. Naqvi S, Ansari A. Reliability of duochrome test among different refractive errors (lighting conditions). Journal of Cornea & Refractive? / Conference 2025. (studio recente su affidabilità). LWW Journals+1

    6. Otero C et al. Clinical evaluation of an automated subjective refraction. Journal of Optometry (2019) — confronto metodologie oggettive/soggettive. ScienceDirect

    7. Yi Z et al. Theoretical derivation and clinical validation of the duochrome principle. medRxiv / preprint 2022. medrxiv.org

    8. EyeWiki/EyeDocs — voci cliniche su indicazioni e controindicazioni pratiche del duochrome (aggiornamenti 2024–2025). eyewiki.org+1

    9. Baig RS et al. Comparative Efficacy of Duochrome Test versus +1 Blur Test. The Healer Journal (2025) — confronto pratico tra metodi soggettivi. thehealerjournal.com

    10. Rolandi R — versione PDF con dati aggiuntivi su LCA e variazioni legate all’età. Boa

    11. Makgaba NT, Mathebula SD. Discussion/Review on duochrome test use and theory. African Vision and Eye Health (2020).

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