Quando NON consigliare l’Antiriflesso?

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Quando NON consigliare l’Antiriflesso?

Nel mercato dell’ottica il trattamento antiriflesso (AR) ha avuto un’ esplosione enorme negli ultimi 10 anni. 

Con una crescita senza precedenti con l’avvento del trattamento o ‘’Coating’’ specifico per la Luce Blu-violetta

 

Devo dire che molti ottici ormai lo danno ‘’per scontato’’, ovvero lo inseriscono in automatico nella loro proposta di lenti e sono rimasti davvero in pochi a consigliare solo il trattamento di indurimento (chiamato impropriamente Antigraffio dai nostri clienti).

 

Online si trovano diversi articoli che parlano di quando è opportuno consigliare un trattamento AR ma nessun articolo che analizzi i punti di quando è meglio NON consigliarlo.

Ammetto, non è stato facile perchè anche nel mio caso ormai nel 99% dei casi lo inserisco in automatico ma con un po’ di fantasia ho trovato diversi punti interessanti che riporto qui sotto:

1. Esposizione a sbalzi di temperatura: Se il soggetto è particolarmente esposto a polveri e sbalzi di temperatura l’antiriflesso puo’ deteriorarsi più velocemente. Il principio con cui vengono stesi i diversi trattamenti si basa su variazioni impercettibili di temperatura. In questo modo i diversi strati possono posizionarsi in maniera precisa a diverse profondità nella lente. Pertanto una variazione termica molto forte potrebbe causare una variazione violenta di posizione di questi strati tanto da provocarne una rottura. Generalmente le aziende svolgono dei test per garantire una resistenza agli shock termici ma sarebbe meglio non consigliare l’AntiRiflesso a:

  • – Cuochi (durante il lavoro in cucina)
  • – Muratori o lavoratori del settore edile
  • -Lavori manuali e/o stagionali in cui è particolarmente esposti a variazioni termiche tra molto caldo e molto freddo.

In tal caso meglio consigliare un occhiale lavorativo e un occhiale per quando non si lavora.

 

2. Non tutti gli AR sono uguali: Consiglio di non proporre un AR specifico per le sorgenti artificiali (Luce Blu violetta) se un soggetto ricerca la perfetta trasparenza dalla propria lente. Per quanto ad oggi esistano trattamenti per luce blu-viola veramente molto trasparenti non saranno mai in grado di garantire la stessa trasparenza di una lente AR premium. 

Occorre quindi specificare sempre i pro e i contro del trattamento. Viceversa per un soggetto che passa tante ore davanti agli schermi potrebbe essere un’ottima soluzione consigliare un trattamento specifico.

 

3. Sensibilità alla luce: Per quanto una lente più chiara è sinonimo quasi sempre di miglior qualità visiva, in alcuni soggetti parecchio sensibili alla luce dà più fastidio l’antiriflesso. Un antiriflesso premium lascia passare quasi il 99.5% della luce incidente, quindi è molto performante. 

Una lente senza antiriflesso può arrivare a perdere quasi il 30-40% della luce incidente. In molti casi è meglio la lente con AR ma  soggetti con una cataratta appena operata o con problematiche retiniche maculari possono riferire sensibilità alla luce con tali lenti. In tal caso il mio consiglio è quello di fare una lente con il trattamento FOTOCROMATICO, evitando di fare AR di categoria premium. Possiamo scendere un filo di qualità tenendo comunque un AR inserito. In questo modo possiamo garantire una protezione UV e una lente che sia in grado di mediare bene alle variazioni di luce.

In tutti gli altri casi direi che il trattamento AR vince 10 a 0.

E tu, hai altri casi in cui NON consigli l’antiriflesso?

Spero che questo articolo ti sia stato utile e ricorda di seguire Optometria Giovane per altri consigli utili.

 

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