La miopia infantile continua a crescere per prevalenza ed età di insorgenza, e con essa cresce l’interesse clinico verso le strategie di myopia control. Tra queste, l’Ortocheratologia (Ortho-K) occupa oggi un posto consolidato, supportata da un corpus di letteratura ormai piuttosto ampio.
Questo articolo propone una rassegna ragionata delle evidenze disponibili su efficacia, meccanismo d’azione, variabilità della risposta clinica e profilo di sicurezza, pensata per ottici, optometristi e oftalmologi che devono orientare le proprie scelte cliniche su basi solide.
L’ortocheratologia consiste nell’applicazione notturna di lenti a contatto rigide gas permeabili a geometria inversa, che rimodellano temporaneamente la curvatura corneale centrale per correggere il difetto refrattivo durante le ore diurne, senza bisogno di occhiali o lenti a contatto. Nata come tecnica di correzione refrattiva reversibile, negli ultimi vent’anni l’Ortho-K si è affermata soprattutto come intervento di prima linea nella gestione della progressione miopica in età pediatrica e adolescenziale.
La spiegazione più accreditata dell’effetto frenante sulla crescita assiale dell’occhio riguarda l’induzione di un defocus periferico miopico. Il rimodellamento corneale prodotto dalla lente a geometria inversa appiattisce la cornea centrale e la incurva in periferia, spostando il punto di fuoco della retina periferica davanti al piano retinico. Questo tipo di defocus periferico, insieme ad altre tecniche ottiche come lenti oftalmiche a microlenti periferiche e lenti a contatto morbide multifocali, è oggi considerato uno dei principali meccanismi alla base del rallentamento dell’allungamento assiale nelle tecniche che inducono defocus periferico per contrastare l’allungamento assiale associato alla miopia.
Il dato più robusto e replicato in letteratura riguarda la riduzione del tasso di allungamento del bulbo oculare (axial length) rispetto ai controlli. Una revisione sistematica e meta-analisi che ha incluso 45 studi ha evidenziato un tasso di allungamento assiale nei bambini inferiore per il trattamento Ortho-K rispetto ad altre modalità di trattamento a un anno, con una differenza media di -0,16 mm.
Risultati coerenti emergono da un’analisi aggregata su tre studi prospettici condotti su 125 soggetti in Ortho-K e 118 controlli in occhiali monofocali seguiti per due anni: le differenze nella variazione della lunghezza assiale rispetto al basale sono risultate statisticamente significative nel tempo, tra gruppi e per l’interazione tempo per gruppo, indicando che il tasso di crescita della lunghezza assiale nel tempo era significativamente inferiore nel gruppo Ortho-K.
Un network meta-analysis più recente, che ha confrontato atropina allo 0,01%, ortocheratologia e terapia con luce rossa a basso livello ripetuta (RLRL) su 41 RCT e 6434 occhi, conferma l’ortocheratologia come una delle opzioni con maggiore probabilità di risultare efficace sulla variazione media dell’equivalente sferico cicloplegico e della lunghezza assiale a 12 mesi di follow-up.
Anche una revisione sistematica più datata ma tuttora citata, condotta su studi pubblicati fino al 2014, ha stimato tassi di controllo miopico decrescenti nel tempo, con un tasso di controllo miopico aggregato pari a 55%, 51%, 51% e 41% rispettivamente a 6, 12, 18 e 24 mesi di trattamento, concludendo che l’ortocheratologia è efficace e accettabile per rallentare la progressione miopica nei bambini, a condizione di un’educazione e un monitoraggio attenti.
Un aspetto spesso sottovalutato nella pratica clinica è l’ampia variabilità di risposta al trattamento tra pazienti. Un’analisi pubblicata nel 2024 ha evidenziato che, su un campione di soggetti in Ortho-K, circa il 40% e il 25% dei soggetti ha mostrato rispettivamente livelli di progressione miopica molto bassi e molto alti a due anni. Questo dato ha una ricaduta pratica diretta: la selezione del paziente, l’informazione ai genitori sulle aspettative realistiche e un monitoraggio biometrico regolare (idealmente con lunghezza assiale) restano elementi imprescindibili per una gestione clinica corretta, indipendentemente dal design di lente scelto.
La ricerca si è spinta anche sull’ottimizzazione del design per potenziare l’effetto defocus miopico periferico. Una meta-analisi dedicata alle lenti Ortho-K con zona ottica posteriore di diametro ridotto (BOZD ≤5 mm) ha confermato che questa configurazione può produrre un effetto di controllo miopico superiore rispetto ai design convenzionali, un dato rilevante nella scelta del parco lenti da proporre in studio
Interessante anche il filone di ricerca sulla terapia combinata: una meta-analisi su 18 RCT e 1.669 bambini miopi ha mostrato che l’associazione di ortocheratologia e atropina topica produce miglioramenti maggiori nell’allungamento assiale, nel tempo di rottura del film lacrimale e nella curvatura corneale rispetto al gruppo di controllo, suggerendo un possibile ruolo della terapia combinata nei casi a progressione più rapida.
Nessuna considerazione seria dell’ortocheratologia può prescindere dal profilo di sicurezza, in particolare dal rischio di cheratite microbica (MK), da sempre il principale argomento di cautela nella prescrizione pediatrica. Gli studi storici, condotti soprattutto a Taiwan e Singapore nei primi anni 2000, avevano segnalato episodi di cheratite infettiva, prevalentemente da Pseudomonas aeruginosa e Acanthamoeba, in giovani portatori .
I dati epidemiologici più recenti, tuttavia, ridimensionano parzialmente questo rischio se inquadrato nel contesto di un’adeguata igiene applicativa. Uno studio multicentrico giapponese pubblicato nel 2025 ha calcolato un’incidenza complessiva di MK pari a 7,7 casi per 10.000, con un’incidenza nei bambini di 13,9 casi per 10.000. La revisione sistematica del 2024 citata in precedenza colloca questo dato in prospettiva, osservando che il tasso di cheratite microbica riportato nei bambini è paragonabile a quello osservato per le lenti a contatto morbide indossate durante la notte, e superiore rispetto alle stime nell’uso giornaliero.
Il messaggio clinico che emerge non è quindi di allarme, ma di gestione attiva del rischio: compliance igienica rigorosa, follow-up ravvicinati soprattutto nelle prime settimane di porto, educazione del paziente e del genitore, e riconoscimento tempestivo dei segnali di allarme restano i cardini di una pratica sicura ed efficace.
Dalla lettura integrata di queste evidenze emergono alcuni punti operativi utili nella pratica quotidiana:
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Il corpo di evidenze scientifiche disponibile oggi colloca l’ortocheratologia tra gli strumenti più validati per il controllo della progressione miopica in età pediatrica e adolescenziale, con un effetto frenante sull’allungamento assiale ben documentato da meta-analisi indipendenti.
Al tempo stesso, la variabilità della risposta clinica e il tema della sicurezza corneale richiedono un approccio rigoroso, fondato su selezione del paziente, monitoraggio biometrico e gestione attiva del rischio infettivo. Per il professionista che voglia offrire questa opzione terapeutica con solidità clinica, l’aggiornamento continuo attraverso percorsi formativi dedicati, come quelli proposti su Optometria Giovane, resta un passaggio imprescindibile, a partire proprio dal corso di Ortocheratologia con il Dott. Charles Di Benedetto.