Con l’ampliamento dell’offerta commerciale negli ultimi anni, la domanda che molti genitori (e diversi colleghi) pongono oggi non è più “occhiali da controllo della miopia sì o no”, ma quale design scegliere tra le opzioni disponibili.
Non esiste ancora un trial testa a testa definitivo tra tutti e quattro i design nella stessa popolazione, ma i dati comparativi indiretti e alcuni studi retrospettivi permettono di delineare criteri clinici ragionevoli.
Ecco una guida che possa essere utile al professionista della visione per orientarsi in questo mare complicato:
I quattro design perseguono lo stesso obiettivo, ridurre la defocalizzazione ipermetropica periferica, ma con strategie ottiche diverse. DIMS (MiYOSMART) e HALT (Stellest) utilizzano array di microlenti (a nido d’ape il primo, contigue e asferiche il secondo) che generano defocus miopico periferico attraverso punti di fuoco discreti davanti alla retina.
CARE (ad esempio Zeiss MyoCare) utilizza invece anelli concentrici di microstrutture cilindriche che alterano la ”fase” della luce in ingresso, degradando l’immagine periferica attraverso il disturbo del fronte d’onda piuttosto che creando veri punti di defocus.
DOT (SightGlass) si differenzia più nettamente dagli altri tre: non utilizza ”lenslet” ma migliaia di micro-diffusori che riducono uniformemente il contrasto dell’immagine retinica, agendo quindi più sulla qualità dell’immagine che sulla ”de-focalizzazione” in senso stretto.
2. Efficacia comparativa: Cosa dicono i dati diretti?
Una revisione narrativa recente indica che questi quattro design, nel complesso, offrono una riduzione tra il 40-60% della progressione ”refrattiva” e dell’allungamento assiale rispetto alle lenti monofocali tradizionali, senza compromettere acuità visiva centrale, sensibilità al contrasto, accomodazione o visione binoculare.
All’interno di questo range, però, emergono alcune differenze:
Uno studio di coorte retrospettivo condotto in ambito clinico reale (non un trial randomizzato controllato) ha confrontato DIMS, HALT e CARE rispetto a lenti monofocali, rilevando che il gruppo HALT ha mostrato lo scostamento più marcato dalla progressione attesa, con un allungamento assiale osservato di soli 0,054 mm/anno contro un valore atteso di 0,189 mm/anno.
Lo stesso studio riporta un confronto diretto in cui l’allungamento assiale è stato di 0,17 mm con HALT contro 0,28 mm con DIMS, un dato in linea con un’ampia coorte longitudinale francese che ha osservato anch’essa una progressione leggermente inferiore con HALT rispetto a DIMS, sebbene gli stessi autori di quello studio abbiano giudicato la differenza statisticamente significativa ma non clinicamente rilevante in termini assoluti. Insomma, i profili HALT e DIMS sono sostanzialmente analoghi clinicamente come risultato atteso.
Per quanto riguarda CARE, una revisione sui principi ottici e sull’evidenza clinica per le lenti da controllo della miopia riporta che non è stata osservata una differenza statisticamente significativa tra DIMS e HALT, mentre entrambe hanno mostrato una prestazione superiore rispetto a CARE per alcuni esiti misurati, pur senza segnali di sicurezza avversi per nessuno dei tre design.
In sintesi, allo stato attuale delle evidenze, DIMS e HALT sembrano sostanzialmente equivalenti o con un lieve vantaggio per HALT, mentre CARE si colloca su un gradino di efficacia leggermente inferiore, pur rimanendo superiore alla lente monofocale.
Per DOT, i dati disponibili derivano soprattutto dal trial CYPRESS, uno studio randomizzato in doppio cieco su tre anni condotto in Nord America su 256 bambini di 6-10 anni: la versione a diffusione più lieve (DOT 0.2) ha mostrato un’efficacia significativa rispetto alle lenti monofocali, con una progressione media inferiore di 0,33 D e un allungamento assiale inferiore di 0,13 mm dopo tre anni, mentre la versione a diffusione più intensa (DOT 0.4) non ha mostrato un effetto analogo. Questo rende DOT 0.2 l’unica configurazione di quel design con evidenza di efficacia solida, un dettaglio importante da verificare al momento della prescrizione se il design DOT viene proposto.
3. Compliance e uso giornaliero:
Un aspetto rilevante nella scelta pratica è quanto l’efficacia dipenda dalle ore di utilizzo quotidiano. I dati su HALT indicano che, nei bambini con un utilizzo di almeno 12 ore al giorno, l’efficacia sul controllo della progressione refrattiva sale al 67% e quella sull’allungamento assiale al 60%, un dato che sottolinea come il beneficio reale dipenda fortemente dalla costanza d’uso e non solo dal design scelto. Questo criterio va discusso esplicitamente con la famiglia: un bambino che toglie gli occhiali appena tornato da scuola, indipendentemente dal design prescritto, otterrà un’efficacia inferiore a quella riportata negli studi clinici, dove la compliance viene monitorata attivamente.
4. Criteri pratici di scelta:
Riferimenti: