Negli ultimi anni, la crescente esposizione alla luce blu emessa da dispositivi digitali ha sollevato preoccupazioni riguardo ai potenziali effetti nocivi sulla salute oculare. Questo ha portato allo sviluppo di tecnologie per la protezione dalla luce blu, comunemente integrate nelle lenti oftalmiche. Un’area di ricerca emergente riguarda l’inclusione di tali filtri direttamente nelle lenti a contatto. Ma è davvero una buona idea?
La luce blu, con una lunghezza d’onda compresa tra 400 e 500 nm, rappresenta una porzione dello spettro visibile che, in condizioni normali, non è dannosa. Tuttavia, l’esposizione prolungata alla luce blu, soprattutto da dispositivi digitali, è stata associata a disturbi visivi come affaticamento oculare digitale e disturbi del sonno. Studi come quello di Baek et al. (2018) hanno indicato che la luce blu potrebbe contribuire alla degenerazione maculare legata all’età (AMD) in soggetti predisposti, sebbene l’evidenza non sia ancora conclusiva .
D’altra parte, la luce blu è anche essenziale per la regolazione del ritmo circadiano e per la percezione del contrasto visivo durante il giorno. La ricerca di Shechter et al. (2018) ha evidenziato che la luce blu contribuisce alla vigilanza e alla cognizione, suggerendo che bloccarla eccessivamente potrebbe avere effetti collaterali indesiderati .
L’integrazione di filtri per la luce blu nelle lenti a contatto è una tecnologia relativamente nuova. Questa innovazione mira a combinare i benefici della correzione visiva con la protezione contro i potenziali danni della luce blu. Le lenti a contatto con filtro blu promettono di ridurre l’affaticamento visivo e proteggere la retina dagli effetti nocivi di una prolungata esposizione alla luce blu, ma la ricerca su questo specifico prodotto è ancora in fase iniziale.
Uno studio condotto da Toton et al. (2021) ha esaminato l’efficacia delle lenti a contatto con filtro blu nel ridurre l’affaticamento oculare. I risultati preliminari hanno mostrato una riduzione soggettiva dei sintomi di affaticamento oculare in un gruppo di utenti, ma i benefici a lungo termine rimangono poco chiari .
Un punto centrale nella valutazione dell’efficacia delle lenti a contatto con filtro per la luce blu è la loro capacità di proteggere senza alterare la percezione visiva. Lin et al. (2019) hanno sottolineato che qualsiasi dispositivo che filtra la luce deve essere bilanciato per evitare di compromettere la qualità visiva, come la percezione del contrasto e la visione notturna . Inoltre, bloccare una porzione significativa della luce blu potrebbe teoricamente alterare il ritmo circadiano, con potenziali effetti negativi sul ciclo sonno-veglia.
O’Hagan et al. (2020) hanno condotto una revisione critica delle tecnologie di filtraggio della luce blu, evidenziando che non esiste ancora un consenso scientifico sulla necessità di filtri blu nelle lenti a contatto, rispetto alle lenti oftalmiche. Lo studio conclude che, mentre esiste una chiara domanda da parte dei consumatori, la prova dell’efficacia e sicurezza a lungo termine di queste lenti è ancora limitata .
La comunità scientifica e professionale rimane cauta. Morgan et al. (2022) hanno espresso preoccupazioni sul fatto che il marketing delle lenti a contatto con filtro blu possa superare la ricerca scientifica, sottolineando la necessità di studi clinici più ampi e indipendenti per valutare i reali benefici e i potenziali rischi .
Alla luce delle evidenze attuali, l’inclusione del filtro per la luce blu nelle lenti a contatto rappresenta un’innovazione promettente ma non priva di incertezze. Sebbene esistano dati preliminari che suggeriscono un potenziale beneficio in termini di riduzione dell’affaticamento visivo, la mancanza di prove conclusive e il possibile impatto negativo su altri aspetti della salute visiva e generale richiedono prudenza.
Per gli ottici optometristi, la raccomandazione è di valutare caso per caso l’opportunità di consigliare queste lenti ai pazienti, tenendo conto delle loro specifiche esigenze visive e dello stile di vita. La priorità rimane sempre il benessere oculare a lungo termine, che deve essere supportato da soluzioni basate su evidenze scientifiche solide.
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